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Verso Expo 2015

13 maggio 2014 Il parco, In primo piano

Le campagne urbane

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Le sorti di Milano, da sempre, sono dipese dai forti legami che la città ha saputo intrattenere con il suo generoso territorio, dal quale traeva cibo in grande quantità (condizione fondamentale per l’insediamento e la crescita della popolazione), acqua e forza motrice, mano d’opera e capitale umano.

I monaci benedettini, a partire dal XIII secolo, hanno saputo riconoscere e utilizzare al meglio il particolarissimo assetto geomorfologico e idrologico del territorio milanese, connotato dall’abbondanza d’acqua superficiale e sotterranea che qui affiora attraverso le risorgive che la caratterizzano, per via dell’incontro nel sottosuolo tra le ghiaie e le argille. E proprio la sapienza di questi agricoltori antichi, ha permesso di costruire un sistema agricolo tanto complesso nelle sue funzioni, quanto semplice da gestire perché studiato nei minimi particolari sulle risorse esistenti e, per questo, in grado di durare nel tempo nonostante le  enormi trasformazioni nella società, nell’economia, nel territorio.

Un sistema agricolo basato sulla presenza delle risorgive da sempre multifunzionale: da una parte altamente produttivo, dall’altra un grande sistema di fitodepurazione per la città (attraverso la presenza delle risaie e delle marcite), rimasto in funzione fino alla grande espansione demografica e urbana del dopoguerra.

Proviamo a pensare alla quantità di servizi che un’area agricola può erogare ad una città come Milano. Servizi che hanno un valore tanto più alto, quanto più l’agricoltura è prossima alla città, quindi facilmente raggiungibile e accessibile, e quanto più è elevata la qualità del paesaggio e dei prodotti che si possono trovare.

In altre regioni europee e non, ci si comincia a porre il problema del futuro alimentare, per questo motivo molti paesi stanno comprando terreni agricoli al di fuori delle  proprie frontiere. Bisognerebbe iniziare a porsi il quesito “come la città di Milano sarà capace di rispondere al fabbisogno alimentare dei cittadini attraverso la produzione agricola?”. Un bisogno alimentare a cui rispondere non solo in termini quantitativi ma anche qualitativi. Misura che si trasforma in ettari di territorio e che potrebbe, una volta condivisa, diventare il riferimento di base su cui disegnare i confini del costruito dando, finalmente, una risposta al consumo di suolo concreta e basata su interessi comuni.

Bisogna trovare nuove unità di misura; ad esempio, il Parco delle Risaie è “misurato” attraverso il numero di piatti di riso prodotti al giorno (circa 60000) che, tra l’altro, non consumano ossigeno e non producono CO2 per arrivare nei piatti dei milanesi. Quindi l’agricoltura urbana fa bene all’ambiente. E i cittadini milanesi sanno quanto sia necessario migliorare l’ambiente di quest’area realtà europee, in quanto la Pianura Padana raccoglie  metropolitana che parte svantaggiata rispetto ad altre e “conserva” buona parte delle emissioni prodotte nel nord Europa per via della sua georografia: le emissioni arrivano da noi con i veloci venti dal nord e qui si fermano per assenza di forti correnti d’aria che, se presenti, sono troppo deboli per permettere a polveri e sostanze gassose di rivalicare le Alpi. In queto modo le emissioni rimangono imprigionate nella nostra nebbia e nella nostra aria. Invece l’agricoltura fa bene all’ambiente perchè, (nonostante e purtroppo produca inquinamento, ne emette comunque in misura infinitamente inferiore di un’area urbana delle medesime dimensioni) cattura CO2 e facilità il rinnovo e la purificazione dell’aria, permette l’infiltrazione nel terreno dell’acqua piovana senza sovraccaricare i nostri fiumi che sono già al limite delle loro portate per via della continua impermeabilizzazione del terreno, conserva la biodiversità, ecc … In più gli agricoltori di Milano accolgono i cittadini, offrono servizi ricreativi e culturali a tutti facilmente raggiungibili, consentendo, ai “bambini metropolitani totali” di scoprire che i polli non nascono nelle vaschette di polistirolo e che è dalla terra e dall’acqua che dipende la nostra vita.

Ricordiamo inoltre che un suolo agricolo non costa in termini di manutenzione, ma si auto mantiene. Questo è un aspetto da tenere ben in considerazione poiché, al contrario, tutte le aree urbanizzate hanno dei costi di manutenzione e di gestione molto elevati ed in continua crescita a causa della costante espansione urbana.

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