3. Dalla terra al cielo

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mappa_strada_del_risoDalla terra al cielo: lavoro e custodia del creato

PRIMA  FASE – PREPARAZIONE DEL TERRENO:

LE GRANDI BONIFICHE
Quest’area agricola un tempo, come buona parte della pianura padana, era coperta da boscaglie ed acquitrini.
Furono i romani ad iniziare le grandi bonifiche, seguiti nel XII secolo dai monaci cistercensi e benedettini: i terreni paludosi furono trasformati in un paesaggio ordinato e produttivo, attraverso la pazienza e il lavoro manuale dell’uomo che canalizzò le acque e ricavò superfici coltivabili.
Canali e rogge si originarono durante questo processo che continuò nei secoli successivi: furono utilizzati per l’irrigazione, per alimentare i mulini e per il trasporto delle merci.
É grazie a questo ingegnoso reticolo che l’acqua del Lago Maggiore attraverso il Ticino e poi il Naviglio Grande, arriva nelle nostre risaie.

DUE GRANDI RISORSE: L’ACQUA E L’ARGILLA
Questo nuovo paesaggio agricolo deve la sua fortuna alla ricchezza d’acqua del nostro territorio – che si trova nella fascia delle risorgive – e ad un suolo argilloso, composto da sedimenti fini trasportati dalla corrente dei fiumi nei millenni: è tendenzialmente impermeabile e permette la trattenuta delle acque e dei nutrienti, favorendo così la coltivazione del riso.
L’argilla rende la terra del Parco anche adatta alla creazione di mattoni: è per questa ragione che nel dopoguerra, lo strato superficiale dei terreni del Parco fu asportato e lavorato nelle numerose fornaci, per produrre laterizi utili alla ricostruzione della città dopo i bombardamenti. Ancora oggi si possono notare i dislivelli che derivano da questa azione: è ben testimoniato tra le risaie e la Chiesetta di San Marco, che sorge alla quota di campagna originaria e dunque sopraelevata rispetto alle risaie circostanti.

Purtroppo però i terreni sfruttati per tirare fuori l’argilla e costruire i mattoni per anni non sono stati più fertili perché venivano riempiti con le macerie di Milano e non drenava più l’acqua. Gli agricoltori più anziani ricordano ancora un vecchio detto popolare: “Quando la terra l’è scavada per 100 anni le malada“.

 

 

PAZIENZA E POSITIVITÀ
Il lavoro agricolo “costringe” ad avere grande pazienza e umiltà, poiché i risultati non dipendono solo dall’impegno dedicato o dalla propria capacità. Conoscere a fondo e assecondare i ritmi della natura, preservare la fertilità della terra attraverso precise scelte agronomiche, accettare il ruolo spesso determinante degli agenti atmosferici, attendere con pazienza l’esito, richiedono un profondo rispetto di ciò che “si ha per le mani”.
La sapienza contadina ci parla di capacità di attesa e speranza, possibili solo riconoscendo una ricchezza che già c’è. Occorre una posizione positiva “di partenza” per accettare che il frutto del proprio lavoro non dipenda solo dalle tue mani.

JEAN-FRANÇOIS_MILLET_-_El_ÁngelusDi questo affidamento al Cielo la Chiesetta di San Marco è testimone da secoli. (Jean-François Millet, “L’Angelus”, 1859)

 

 

Scopri le altre tappe della Strada del Riso:

1. Uso risorsa acqua
2. Preparazione campi e semina
3. Dalla terra al Cielo
4. Trattamenti e raccolta
5. La trasformazione del risone
6. Conservazione e degustazione